Una lapide marmorea, custodita sul lato sinistro del primo altare nel Santuario di Maria SS. dell’Addolorata sulla collina di Monteoliveto, ricorda una delle giornate di fede più intense e partecipate vissute dalla comunità di Airola nel 1967, durante il pontificato di Paolo VI.
Il 16 settembre di quell’anno segnò un momento di profonda spiritualità per l’intera cittadinanza; nel corso di una solenne e suggestiva cerimonia, seguita da una straordinaria partecipazione popolare, la statua della Madonna Addolorata fu incoronata da S.E. il Cardinale Michele Browne, giunto appositamente da Roma. Quel giorno le strade di Airola si vestirono a festa, ornate da striscioni e addobbi, mentre cresceva l’attesa per l’arrivo del Cardinale, che giunse alle ore 18:15, come riportato dalla stampa dell’epoca. Fu accolto dalle autorità civili e religiose e da una folla calorosa riunita in piazza Annunziata.
Il saluto ufficiale del Sindaco Mimì Romano e del Vescovo diocesano diede voce all’orgoglio di un’intera comunità. Accanto alle autorità locali erano presenti anche figure di rilievo della vita politica e istituzionale, tra cui Ciriaco De Mita, a testimonianza dell’importanza dell’evento per tutto il territorio. Il momento più alto si compì nella monumentale Chiesa della SS. Annunziata, dove il Cardinale Browne, insieme ad altri Vescovi, celebrò la solenne liturgia. Al termine della Santa Messa, la statua della Madonna fu portata all’esterno e posta su un palco davanti al popolo e dopo la lettura dell’autorizzazione vaticana, si compì il rito tanto atteso. La corona d’oro, opera di maestri orafi napoletani e frutto di sacrifici e offerte, venne benedetta e poi deposta sul capo della Vergine. Tra applausi, emozione e profonda partecipazione, Maria Santissima Addolorata fu proclamata compatrona della città di Airola. Fondamentale fu il ruolo del Comitato Festa, anima organizzativa e cuore pulsante dell’intera manifestazione, guidato con dedizione da Giovanni Truppi. Accanto a lui operarono con instancabile impegno numerosi collaboratori e volontari, capaci di trasformare un desiderio collettivo in una realtà solenne e memorabile. Determinante fu anche l’opera di Padre Angelo Falco dei Frati Minori, instancabile promotore e raccoglitore di offerte, grazie al quale fu possibile realizzare la magnifica corona, segno concreto della devozione di un popolo.
Quella giornata non fu soltanto una celebrazione religiosa, ma un momento di profonda unità civica e spirituale. La città si riconobbe in un gesto comune, in una tradizione condivisa, in una fede che attraversava generazioni. Ancora oggi, nel 2026, quell’evento continua a vivere nei racconti, nei ricordi e nelle radici identitarie degli airolani, una testimonianza luminosa di devozione, storia e appartenenza che il tempo non ha scalfito.
Ettore RUGGIERO
