CAPITANO NICOLA ROMANO

Dal registro originale degli atti di nascita, n. 157 parte I^ del Comune di Airola dell’anno 1910, risulta nato il 22 novembre Nicola Mariano Gabriele, da Raffaele Romano fu Mariano, di anni trentasette possidente domiciliato in Airola e Marianna Marcarelli, sua moglie nella casa a Via Portisi.

Il 29 luglio del 1930 nel Palazzo Municipale davanti al cav. Vincenzo Laudanna, Podestà del Comune, assistito dal Segretario dott. Giuseppe Pedicini, il signor Raffaele Romano diede ampio consenso riguardo al figlio minorenne Nicola ad arruolarsi come volontario nel R.E. in qualità di Allievo Ufficiale della R. Accademia di Torino e di Modena, sottomettendosi pertanto a tutte le conseguenze di legge[1].

Nicola Romano fu così iscritto nelle liste di leva nati nell’anno 1910 al n. 60 del Comune di Airola[2].

Romano diviene Capomanipolo della 143° Legione “Clino Ricci” della M.V.S.N. (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale) di Benevento, addetto alle organizzazioni dei Fasci Giovanili di combattimento dal 22 marzo 1935. In quel periodo era comandante della “Legione Clino Ricci” Carlo Rastrelli, Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e pluridecorato al valor militare, nato a Napoli il 2 luglio 1893.

Quando Rastrelli assume il comando della Legione della M.V.S.N. il 1 febbraio del 1927, ha alle spalle una carriera militare di tutto rispetto che lo porta ad essere uno degli uomini tenuti dal regime nella più alta considerazione e ritenuto particolarmente adatto a perseguire quegli intenti di normalizzazione affidati, tempo prima, anche a Jelardi e Donisi[3].

Il 18 gennaio del ’37 Nicola Romano fu mobilitato quale volontario in servizio non isolato all’estero per tempo indeterminato nel 638° Battaglione Speciale partito da Napoli col piroscafo “Sannio”. Trasferito agli effetti matricolari alla 138° Legione di Napoli partito e sbarcato a Cadice, città della Spagna. In Spagna Romano rimase ferito per espletare uno speciale servizio e la magnifica condotta mantenuta in combattimento gli valse la Medaglia d’Argento. Con spirito di dovere, senso di responsabilità e passione tenace, si dimostrò degno legionario sui campi della Spagna, riportando una grave ferita nelle storiche giornate di Santander, una delle più sanguinose battaglie della guerra civile spagnola.

“Con spirito indomito e pugnante, assolveva interamente e con entusiasmo un difficile compito affidatogli. Sotto intenso fuoco di numerose armi automatiche nemiche, alla testa del suo plotone, assaltava e conquistava una munita posizione. Gravemente ferito incitava con la parola i suoi uomini alla conquista della vittoria definitiva”[4].

Alla guerra di Spagna 1936 – 1939, parteciparono i seguenti legionari di Airola[5]:

Ten. Nicola Romano, Clemente Maglione[6], Luigi Napolitano[7], Domenico Paola, Giuseppe Falzarano, Francesco Falzarano, Pasquale Maglione, Serg. Gabriele D’Angelo, Angelo Maglione, Pasquale Maglione, Nicola Nicotema, Giuseppe Napolitano, Pasquale Ruggiero, Giuseppe Ruggiero, Vincenzo Schettini, Domenico Truppa.

Romano nei suoi scritti ricorda sia Clemente Maglione che Luigi Napolitano, caduti entrambi in terra di Spagna. Dopo la morte di Napolitano, avvenuta in combattimento a Santander il 20 agosto del 1937, Romano scrive:

“Un altro Legionario di Airola caduto in terra di Spagna.

Un altro. Dopo Maglione Clemente, la Camicia nera Napoletano Luigi. Veniva dalle Avanguardie, cresciuto in puro clima fascista, senza deviamenti e senza contaminazioni di fede. Con un solo credo, e l’ansia di donarsi per testimoniare a se stesso, più che agli altri, come si può vivere e morire per la Rivoluzione, per il Capo, lieti soltanto di compiere il proprio dovere, sperduti nella massa dei fedeli che portano le insegne lontano e le aquile più in alto.

E’ di questa terra, della nostra Airola, non ultima nella mirabile gara con le altre città di superarsi nell’eroismo, nella provincia al suo posto di punta per fedeltà, con la sua falange di eroi: della grande guerra, dell’Africa, della Spagna. Lo vedemmo partire nel gennaio, col nostro manipolo di volontari e nessuna gioia era più alta della nostra, anche nel distacco ultimo dalle mamme, dalle spose, dalle sorelle. Era quello che portava impressa sul volto un’aria di bambino felice e gli occhi gli brillavano di una luce che non possiamo dimenticare.

Nel marzo prese parte all’azione di Guadalajara: il manipolo Sannita fu compatto e di commovente eroismo. Si ebbe così il battesimo del fuoco ed ognuno ebbe gioia suprema sentirsi degno della divisa di militare della Rivoluzione.

Dopo fu Bilbao e dopo Santander: Puorto de Escudo, la chiave della dura difesa dei rossi.

Giornate del 14, del 15, del 16 agosto!

Chi ha avuto l’onore di parteciparvi non le può dimenticare.

Le Camice nere contro gli agguati sicuri del nemico incapsulato nella roccia, sotto il fuoco dei carri armati e delle mitragliatrici che cantavano dovunque, non viste, con raffiche di morte, s’ebbero il nomignolo glorioso di “mangia pallottole”. Nessun fuoco volse a fermarci. Di Airola feriti quasi tutti, con la Bandiera “Impavida” prescelti anche questa volta a sfondare la linea nemica e segnare la vittoria.

Napoletano ferito all’addome ma ancora a sorridere, come lo vedemmo nell’ambulanza e dire che forse nulla v’era di grave.

Aveva il volto esangue e le labbra smorte.

Disse ancora poche parole …

Non lo abbiamo rivisto più.

Ora egli è morto ma nessuno di noi lo può dimenticare e la città che lo crebbe solleva il suo nome come una fiaccola perché splenda ai vivi e ci serva di guida e di incitamento per le battaglie di domani, a cui siamo pronti, quando il Duce vorrà, per far dono, se occorra della vita come lui sorridenti” [8].

Il 9 ottobre del 1937 Nicola Romano viene rimpatriato in seguito ad ordine dell’Ospedale legionario 043 (Categ. A). Sbarcato a Napoli fu avviato in licenza di convalescenza per 90 giorni su proposta dell’Ospedale Militare di Caserta per infermità dipendente da causa di servizio.

Nel 1939, come ricorda Elda Rubbo, giunsero a fare campeggio nel suo paese di Campolattaro (BN) giovani fascisti: “[…] Nella sala del Comune si dette un ballo in onore degli ufficiali. […] Al ballo della sera precedente, ballò con me un giovane tenente dei bersaglieri il quale si era arruolato nelle milizie di Mussolini per andare a combattere in Spagna. Malgrado assai giovane aveva già il grado di tenente, promosso sul campo da sottotenente, in seguito all’eroismo avuto in azione di guerra in cui, ferito continuò a guidare gli uomini affidatigli. La prima volta che udii parlare della tremenda guerra, fu appunto da questo giovane ufficiale. Mi disse che dopo il campo di Pontelandolfo non sarebbero ritornati a casa bensì, sarebbero andati nella vicina Pietrelcina dove era stato costruito un convento che avrebbe avuto funzioni della loro caserma, fino al momento in cui sarebbero partiti per il fronte. Ugurai all’ufficiale che questo non avvenisse ma lui era sicuro del contrario allora dissi: “volete forse guadagnare qualche altra medaglia?” Non mi rispose e gli replicai: “Mi farebbe tanto piacere fare da madrina di guerra ad un combattente”. “Se partirò vi scriverò e mi farete da madrina”. “Ne sarò molto contenta perché voi siete un valoroso”, aggiunsi con un sorriso. Il fascismo in Italia, aveva proibito il “lei”. Si usava solo il “tu” ed il “voi”. Nicola Romano, così si chiamava l’ufficiale, dal convento – caserma di Pietrelcina raggiunse la Corsica nel 1940, ancor prima della famosa dichiarazione di guerra di Mussolini. La località fu definita: “posta militare 64”. L’ufficiale mi scrisse ricordandosi della proposta fatta e mi chiamò “madrina” e sorella. […] Scrivevo una volta a settimana a Nicola. […] Le ultime lettere di Nicola erano piene di sentimenti che, direi, iniziavano l’addio alla vita e quelle lettere mi facevano piangere. L’ultima sua lettera scritta il giorno prima di morire, era addirittura un testamento. Piena di raccomandazioni per me: “Sii buona sempre nella vita, come sei sempre stata! Come sarebbe bello poter vivere ed avere te accanto che mi indicheresti sempre le vie buone da seguire”. Ebbi questa sua lettera, sei giorni dopo la sua morte, avvenuta il 10 marzo 1943. La notizia della sua morte mi fu recata il 21 marzo. […]”[9].

Il centurione Nicola Romano, Comandante della prima Compagnia del 143° Battaglione, morirà il 10 marzo del 1943 in Zivaco (Corsica) colpito da un pugnale nella regione clavicolare.

A Romano fu riconosciuta la 2° Medaglia Argento V.M. alla memoria:

“Comandante di una Compagnia in Zona di occupazione nel tentativo di catturare un individuo che aveva commesso un omicidio, con sprezzo del pericolo affrontava il criminale che brandiva ancora l’arma sanguinante per disarmarlo. Ingaggiata la lotta rimaneva colpito a morte dal pugnale dell’assassino. Nell’ultimo anelito di vita, sorretto dal senso altissimo del dovere, trovava ancora la forza di estrarre la pistola e ferire con due colpi l’omicida”.

Corsica, 10 marzo 1943.

In un articolo dell’aprile del 1943 pubblicato sul mensile dell’Unione Fascista Lavoratori Agricoltura – Benevento, troviamo scritto:

“In Corsica, è caduto, colpito con una pugnalata da un cittadino del luogo, il camerata Nicola Romano, intelligente ed attivo funzionario della nostra Unione, Centurione della M.V.S.N.

Il Romano è stato ucciso da tale Giuseppe Lucia che dopo avere ucciso un suo zio, si era dato alla fuga.

Il camerata Romano – che sarà sempre ricordato dai colleghi e dagli amici per la bontà d’animo e per la fede adamantina da cui era animato aveva combattuto valorosamente, meritandosi anche una medaglia al Valor Militare nella Guerra di Spagna.

Il Rurale Sannita, interprete dei sentimenti degli organizzatori sindacali agricoli e dei lavoratori della terra della Provincia di Benevento, rinnova le espressioni di solidarietà ai familiari del camerata Romano ed in modo speciale all’adorata madre”[10].

Il suo corpo viene inizialmente sepolto nel Cimitero Comunale di S. Maria di Zivaco (Corsica), dopo 12 anni, fa ritorno in patria nel 1955 e da allora, i suoi resti mortali, (cassetta – ossario proveniente da Bastia, Corsica) riposano nel Cimitero Comunale di Airola nella Cappella Omaggio – Romano[11].

Nella seduta del 26 marzo 1954, la Giunta Comunale di Airola, deliberò di attribuire alla via del Littorio la denominazione “Viale Nicola Romano”[12].

Ettore RUGGIERO


 

[1] Verbale Atto di Consenso per Arruolamento, “Città di Airola”, 29 luglio 1930. Archivio privato Ruggiero – Romano.

[2] Il Podestà Vincenzo Laudanna certifica l’iscrizione nelle liste di leva sui nati nell’anno 1910 a Nicola Romano. “Città di Airola”, 2 agosto1930. Archivio privato Ruggiero – Romano.

[3] A. Ielardi, Sanniti nel Ventennio tra Fascismo e Antifascismo, Edizioni Realtà Sannita, Benevento 2007, p. 66.

[4] Quota 1032 – 1208 16. Agosto 1937.

[5] R. CAPORUSCIO, Airola ai suoi Caduti, Luzzano di Moiano (BN) 1998, p. 35.

[6] Maglione Clemente di Giovanni e di Melisi Vittoria, nato il 5 novembre 1913 ad Airola. Soldato 1° Rgt. Btg. Mitraglieri deceduto il 23 agosto del 1937 in combattimento a Santander (Spagna). 1° sepoltura: Cimitero Italiano di Puerto del Escudo; 2° sepoltura: Sacrario Militare di Saragozza (Spagna), Torre Ossario di S. Antonio de los Italianos, Piano IV, lato B, riquadro 4; sepoltura attuale al 1975 Cimitero di Airola.

(R. CAPORUSCIO, Airola ai suoi Caduti – Luzzano di Moiano (BN) 1998, p. 35).

[7] Napolitano Luigi di Camillo e di D’Agostino Teresa nato il 3 agosto 1912 ad Airola. Sarto, camicia nera, M.V.S.N., Divisione Fiamme Nere, 138° Legione Napoli. Deceduto il 20 agosto 1937 in combattimento a Santander (Spagna). 1° sepoltura: Cimitero Italiano di Puerto del Escudo; sepoltura attuale: Sacrario Militare di Saragozza (Spagna), Torre Ossario di S. Antonio de los Italianos, Piano V, lato A, riquadro 2. (R. CAPORUSCIO, Airola ai suoi Caduti – Luzzano di Moiano (BN) 1998, p. 35).

[8] N. ROMANO, “Un altro Legionario di Airola caduto in terra di Spagna”, lettera anno 1937. Archivio privato Ruggiero – Romano.

[9] E. RUBBO, Pionieri nella terra di Padre Pio (Diario di Lotte di Lavoro e di Guerra nel Meridione d’Italia), Editrice Italia Letteraria, Milano 1998, pp. 39, 40 – 44, 45.

[10] Mensile dell’Unione Fascista Lavoratori Agricoltura – Benevento “IL RURALE SANNITA” aprile 1943 XXI Anno V – N. 4.

[11] E. Ruggiero, Gli anni di Mimì Romano – Airola tra il 1950 e il 1975, Benevento 2015, p. 25.

[12] E. Ruggiero, op. cit., p.21.

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